Una volta che le terapie anti-cancro sono state sospese e non sono più presenti complicanze al cavo orale, il paziente dovrebbe sottoporsi ad una visita odontoiatrica ogni 4-8 settimane per i primi 6 mesi.
Il paziente potrà ricevere terapie odontoiatriche compatibilmente all’andamento della malattia di base, al successo della terapia e ai valori dell’emocromo. Infatti, è controindicato eseguire qualunque procedura odontoiatrica in presenza di un numero di piastrine <50.000/mm3 e di granulociti neutrofili <1.000/mm3. Comunque in questa fase, specialmente in seguito a radioterapia delle ossa mascellari, qualunque procedura chirurgica invasiva è sempre controindicata per la possibile insorgenza di osteoradionecrosi.
Infatti, in seguito all’irradiazione delle ossa mascellari dal 14% al 22% dei pazienti sviluppa osteoradionecrosi che è associata a sintomi quali dolore, ulcere, formazione di fistole e ritardo nella guarigione delle ferite e che radiograficamente si manifesta con irregolarità della cresta ossea, alterazioni della densità ossea, segni di osteolisi, sequestri ossei e fratture patologiche.
L’osteoradionecrosi dei mascellari insorge di solito entro i primi 2 anni dalla terapia radiante, ma talvolta può comparire anche più tardivamente ed è legata ad una compromissione dei vasi sanguigni (endoarterite radioindotta) ed alla necrosi dell’osso esposto ad elevate dosi di radioterapia con conseguente ridotta capacità di guarigione ed estrema suscettibilità alle infezioni. La mandibola è interessata più frequentemente del mascellare superiore, probabilmente a causa della più ricca vascolarizzazione. L’osteoradionecrosi è la complicanza più severa della radioterapia. L’incidenza di osteoradionecrosi della mandibola varia dal 2,6% al 22% ed è maggiore di quella del mascellare superiore
Nel paziente che ha ricevuto chemioterapia e/o radioterapia, la complicanza orale a lungo termine più frequente è la xerostomia. La ripresa funzionale dell’attività delle ghiandole salivari avviene di solito dopo 12-18 mesi dal termine della terapia, anche se una riduzione del flusso salivare può permanere per periodi più lunghi. La xerostomia richiede sia un trattamento sintomatico per alleviare la sensazione di secchezza al cavo orale, sia un trattamento atto a prevenire le complicanze legate alla riduzione del flusso salivare quali carie, parodontopatie o infezioni. Al fine di ridurre la sensazione di bocca asciutta è opportuno consigliare al paziente di bere acqua in quantità elevata e spesso; scegliere cibi morbidi e bere molto durante i pasti; tenere in bocca cubetti di ghiaccio, caramelle o chewing gum; eseguire sciacqui a base di soluzione salina; utilizzare sostituti salivari al bisogno, o farmaci che stimolano la produzione di saliva quali la pilocarpina. Al fine di ridurre al minimo le complicanze legate alla riduzione del flusso salivare è necessario invitare il paziente a mantenere ottimi livelli di igiene orale e a sottoporsi periodicamente a visite odontoiatriche di controllo. Nei portatori di protesi rimovibile, bisogna motivare il paziente a mantenere un’ottima igiene delle protesi e di mantenere le stesse in una soluzione disinfettante quando non vengono usate.
Dolori ai muscoli masticatori, all’articolazione temporo-mandibolare, o addirittura di trisma sono complicanze dell’irradiazione dei muscoli masticatori o dell’articolazione temporo-mandibolare e della neurotossicità propria dei farmaci chemioterapici. Il trisma si manifesta di solito come una grave limitazione nel movimento di apertura della bocca dovuta alla fibrosi della muscolatura e ad alterazioni fibrose della capsula dell’articolazione temporo-mandibolare e compare di solito dopo 3-6 mesi dal trattamento radiante. In questo periodo è opportuno informare il paziente sulla possibile comparsa di questa complicanza e motivarlo ad eseguire esercizi di stretching per i muscoli masticatori al fine di prevenire o ridurre la severità della fibrosi e la comparsa di trisma.
Un’altra complicanza, soprattutto della radioterapia, è lo sviluppo di carie rampanti. Il termine carie radioindotta è spesso utilizzato per indicare un’intensa e rapida attività cariosa favorita dalla riduzione del flusso salivare, dalle modificazioni della saliva e della flora orale, indotti dalle stesse terapie. Queste carie compaiono di solito 6-8 dopo la fine della radioterapia e provoca la rapida perdita delle corone dentarie con permanenza delle radici necrotiche, che provocano frequentemente l’insorgenza di ascessi e costituiscono un ulteriore fattore predisponente allo sviluppo di osteoradionecrosi. Il rischio di carie radioindotta permane per lunghi periodi di tempo per cui i protocolli preventivi, che prevedono l’uso quotidiano di fluoro, una buona igiene orale e una dieta non cariogena, devono essere applicati scrupolosamente e mai interrotti. I pazienti che vomitano frequentemente vanno istruiti ad eseguire sciacqui con soluzioni a base di bicarbonato di sodio al fine di tamponare l’acidità del cavo orale.
Dopo 1 anno dal termine delle terapie il paziente potrà essere sottoposto a qualunque tipo di trattamento odontoiatrico compatibilmente all’andamento della malattia di base e al successo della terapia. Anche in questo periodo è comunque opportuno evitare interventi chirurgici particolarmente invasivi quali le estrazioni complesse o il posizionamento di impianti per il rischio di sviluppare osteoradionecrosi.